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I distillati di frutta

I distillati di frutta sono bevande alcoliche particolarmente indicate per il dessert o comunque per un consumo occasionale ed estemporaneo, come i liquori.

Ma, a differenza dei liquori propriamente detti, essi non sono derivati dall’uva, bensì dalla lavorazione di altri frutti. Altra caratteristica peculiare è quella di non essere addizionati con zucchero: non mostrano quindi quella caratteristica pastosità tipica dei liquori che sono invece dolcificati e aromatizzati.

Immagini di diverse bottiglie di distillati

Varie bottiglie di distillati sul bancone di un’enoteca

La fabbricazione delle acqueviti di frutta avviene per fermentazione e successiva distillazione di mosti di frutta; una modalità alternativa consiste nella macerazione di frutti interi in alcol che, una volta aromatizzato, è sottoposto a distillazione.

Pur meno diffusi delle grappe e dei brandy, i vari distillati hanno lunga e consolidata tradizione popolare legata al territorio, e dunque la loro origine, presenza e consumo sono riferibili a specifiche regioni europee o zone del mondo.

Il calvados di Maigret

Chiunque abbia caro il personaggio del commissario Maigret interpretato da Gino Cervi, protagonista in tivù dei romanzi polizieschi di Simenon, ricorderà la sua passione per il calvados, consumato ritualmente al bancone di un bistrot durante le sue indagini. Il pregiato Calvados dal bel colore ambrato (ciò che lo distingue dalle altre acqueviti, perlopiù bianche) è appunto originario della Francia, e precisamente della Normandia, dove è una bevanda di tradizione secolare risalente già alle antiche popolazioni autoctone, bretoni e normanne.

Deriva dalla distillazione del sidro, a sua volta prodotto per fermentazione del succo della mela. Ma è improprio definirlo un sidro distillato, poiché nasce dalla macerazione di mele intere, il cui liquido derivato è distillato ben due volte, per poi essere collocato in botti di legno per un lungo invecchiamento.

Immagine di alambicchi nella distilleria

Alambicchi all’interno di una distilleria

Il kirsch, tutto il bianco delle ciliegie

E’ la ciliegia il frutto che costituisce l’ingrediente base di questa acquavite bianca dal sapore piacevolmente profumato, di gradazione 40-45°. 

Le ciliegie vengono fatte fermentare insieme ai loro noccioli frantumati, e il succo che ne deriva è sottoposto a una duplice distillazione. 

Lo si beve con inalterato gusto e apprezzamento nel mondo germanico, tradizionalmente nella Foresta Nera e in zone dell’Alsazia e della Svizzera di lingua tedesca.

Il kirsch non va confuso con preparati anch’essi a base di ciliegie, di sapore assai più dolce, come il maraschino e il cherry brandy, che sono liquori fruttati e non distillati di frutta.

Il sole del Messico nel calore della tequila

Il nome di questo distillato universalmente conosciuto e apprezzato (anche perché ben si presta alla preparazione di svariati cocktails) è quello della cittadina del Messico cui originariamente risale la sua produzione. 

Immagine di una piantagione di agave blu

Piantagione di agave blu in Messico, la pianta che viene usata per la produzione della Tequila

Si ottiene dalle foglie carnose dell’agave blu (si chiama piña la parte centrale della pianta), che vengono riscaldate a vapore e quindi spremute; il liquido ottenuto è sottoposto a doppia distillazione in alambicco discontinuo. La gradazione alcolica oscilla tra i 40 e i 45°.

Il modo tradizionale di gustare la tequila liscia, esaltandone il sapore erbaceo e secco, consiste nel servirla in un bicchiere di terracotta accompagnata da un pizzico di sale e uno spicchio di limone o lime posti sul dorso della mano. 

E’ altrettanto in voga consumare la tequila nel cocktail Tequila Bum Bum, diluita con un terzo di acqua tonica: il bicchiere coperto dalla mano va battuto energicamente un paio di volte sul tavolo (da qui il nome) e infine ingollata tutta d’un fiato.

Le acqueviti di pera

Nelle campagne un tempo a fine ottobre si usava raccogliere le pere mature, macinarle e passarle al torchio per ricavarne il sidro. I resti della torchiatura e i fondi dei travasi del sidro venivano posti a fermentare per un paio di mesi, quindi distillati per ottenere un’acquavite di sapore deciso, inimitabile ma impegnativo. Più di recente si è preferito sottoporre a distillazione, con alambicco discontinuo a bagnomaria a vapore, tutta la sostanza fermentata che deriva dalla macinazione delle pere, così da avere una bevanda meno aggressiva, più amabile.

Una curiosità: spesso l’acquavite di pera è venduta con il frutto intero fatto crescere dentro la bottiglia.

Immagine di una pera in bottiglia per fare il distillato di pera con pera in bottiglia

Pera fatta crescere all’interno della bottiglia per fare il distillato di pera

La migliore, e comunque la più apprezzata, è quella di pere Williams, originarie dell’Inghilterra di metà Settecento. Viene prodotta soprattutto in Trentino-Alto Adige, nella Francia settentrionale e in Svizzera. Ha aroma intensissimo e gradazione medio-alta. E’ consigliabile consumarla ghiacciata.

I distillati di prugna

Sono molte le zone in Europa dove vengono coltivate varietà di prugna destinate alla produzione di distillati. Il metodo è analogo: la polpa dei frutti maturi viene fatta fermentare e quindi avviata alla distillazione.

Immagine di prugne e di una bottiglia di distillato

Distillato di prugne

Lo slivovitz è incolore o giallo chiaro, di aroma fruttato e gusto intenso, persistente, con sentore di mandorla. Risulta dalla distillazione del liquido generato dalla fermentazione di prugne selvatiche o coltivate. E’ da sempre la bevanda tipica dei Paesi balcanici, le regioni dell’ex Jugoslavia, e quella tradizionale della Serbia, dove ancor oggi è spesso confezionata in casa. Si beve liscia in bicchieri piccoli, come aperitivo. Non compare nei cocktails perché il suo sapore tende a coprire tutti gli altri.

Accanto al più famoso slivovitz vanno citate le acqueviti di prugna prodotte in Alsazia, la più conosciuta delle quali è la Mirabella, o Goccia d’oro. Sempre in Francia, nella regione del Périgord, è la varietà Reine Claude la più diffusa e impiegata.

Redazione

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