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Il tè, la pianta dai mille aromi

Il tè è un’usanza antichissima, che si è diffusa rapidamente nel tempo e nello spazio sino a divenire oggetto di consumo planetario, tanto che oggi è la bevanda più diffusa nel mondo dopo l’acqua. 

Non solo: è un’abitudine irrinunciabile cui moltissime persone si dichiarano quotidianamente fedeli, un rituale da osservare secondo canoni e regole rigidissimi presso alcuni popoli e ambienti, insomma un vero e proprio tratto di cultura materiale. 

Inoltre, gli studi che vi hanno dedicato medici e nutrizionisti ne hanno messo in evidenza le ricche proprietà alimentari e i grandi benefici per il corpo e la mente.

Immagine di tè infuso con foglie di menta

Tè infuso con foglie di menta

Dalle origini ad oggi

In generale si conviene che il suo luogo d’origine sia situato in Cina, ma è tanto remoto da ammantarsi naturalmente dei toni della leggenda. Siamo nel terzo millennio prima di Cristo, abbiamo una data di riferimento, ormai mitica e dunque chissà quanto precisa, desunta dalle cronache imperiali: il 2737 a.C., l’imperatore è Shen Nung. Del quale si narra che quale durante i viaggi lungo le sterminate regioni che governava avesse l’abitudine di dissetarsi con acqua di ruscello fatta bollire. Succede un giorno che nel recipiente dove l’acqua sta per bollire cadano accidentalmente delle foglie di una pianta selvatica: l’acqua si colora indorandosi, l’infuso emana un piacevole aroma. L’imperatore gradisce talmente da avviare in tutte le sue terre la coltivazione di quell’arbusto.

Nel 758 a.C. il letterato e poeta cinese Lu Yu scrive il Canone del tè, il più antico trattato sulla coltivazione, raccolta, lavorazione, preparazione e degustazione del tè, una vera e propria cerimonia per la quale erano previsti ben ventotto accessori. 

Nell’anno 805 a.C. il monaco buddhista Saicho lo introduce in Giappone come bevanda di uso medicinale e curativo. 

Si attribuisce a un altro monaco buddhista, Murata Juko, nel XV secolo, la prima codificazione della cerimonia del tè di stile giapponese, poi giunta sino a noi con il nome Chado e tuttora rigidamente seguita, come momento di alta spiritualità e ispirazione meditativa, secondo la riforma del mistico zen Sen no Rikyu.

Nel Seicento saranno i mercanti olandesi e portoghesi ad avviarne l’importazione in Europa, seguiti pochi anni dopo dalla Compagnia delle Indie. 

L’uso si diffonde, prima fra le classi nobili e agiate: a Londra lo promuove nel 1658 la moglie del re Carlo II, Caterina di Braganza, che ne è grande estimatrice e consumatrice. 

Nel 1840 la duchessa Anna di Bedford inaugura l’usanza tipicamente britannica del tè delle cinque. 

Il consumo si fa popolare: nel 1904 un mercante di tè e caffè americano, Thomas Sullivan, inventa il tè in bustina; un’altra pensata innovativa viene a Richard Blechynden, che propone il tè freddo. 

Nel 1013 Marcel Proust nel suo romanzo Alla ricerca del tempo perduto cita in un ricordo d’infanzia l’indimenticabile il sapore delle madeleine intinte in una tazza di tè. 

Nel 1924 Tea for two è il titolo di una canzone divenuta immortale.

Immagine di campi coltivati di tè

Campi coltivati di tè

La pianta del tè

L’artefice e il protagonista di questo successo mondiale è un arbusto sempreverde, la Camellia sinensis originaria delle regioni continentali del Sud e del Sud-Est asiatico ma che alligna senza difficoltà nei climi tropicali e sub-tropicali fino a un’altitudine di 2000 metri. In natura ha uno sviluppo in altezza importante, ma nella coltivazione viene tenuto alla dimensione di cespuglio o alberello. Le foglie sono lucenti, di colore verde chiaro, i fiori gialli o bianchi, a 7-8 petali, sono grandi circa 5 centimetri. Oltre alle foglie, se ne utilizzano i germogli e i rametti.

I diversi nomi di tè che si trovano in commercio non indicano diverse varietà di questa pianta, che è la sola a produrre il tè: quindi nomi come ad esempio Darjeeling o Souchong indicano invece le zone di coltivazione e anche la differente aromatizzazione. Lo stesso dicasi per le numerose tipologie di tè: sono i particolari procedimenti che identificano il tè verde, il tè nero (o rosso), il tè oolong, il tè bianco, tutti “figli” della stessa pianta, appunto la Camellia sinensis.

Le proprietà curative

Anche se è il tè verde a esserne più dotato, va rimarcato che tutti i tipi di tè contengono sostanze importanti per la protezione della salute e dell’equilibrio dell’organismo, e per sostenere il tono dell’umore.

Il tè riduce i livelli del colesterolo Ldl, il cosiddetto colesterolo “cattivo” il cui livello è influenzato soprattutto dai grassi saturi, di origine animale, presenti nella dieta. Non solo, abbassa anche i valori dei trigliceridi nel sangue, riducendo i rischi cardio-vascolari. Inoltre contiene molte sostanze anti-ossidanti e composti fenolici, fra cui una catechina di rilevanti capacità nel contrastare i processi infiammatori e nel governare la glicemia, quindi prevenire il diabete, l’eccesso di lipidi, con funzione anti-tumorale.

Immagine di bustine del tè

Bustine del tè

Tè per tutti i gusti

Il tè nero è il più abitualmente consumato in Occidente. È fatto con le sole foglie, che appena raccolte vengono bagnate con acqua calda, poi arrotolate e fatte fermentare in ambienti umidi (di qui il colore rosso intenso); quindi sottoposte a media temperatura per l’essiccazione. Un trattamento che produce più aroma, ma impoverisce in parte le proprietà bio-attive.

Per il tè verde si usano i germogli e le foglie più giovani e tenere: passate brevemente al vapore, vengono appassite a un calore di circa 50 gradi, che mentre riduce la caffeina (che nel tè si chiama teina) conserva meglio le risorse curative e stimolanti del sistema nervoso, del tono dell’umore, dell’attenzione e della concentrazione, dei tempi di reazione.

Il tè bancha è un tè giapponese composto di foglie e rametti colti quando la pianta ha compiuto tre anni di vita. Coltivato in modo totalmente naturale e privo di sostegni chimici, contiene una bassa percentuale di teina, o non ne contiene affatto: dipende dai due tipi in cui viene prodotto. Chi vuole farne a meno sceglierà il kukicha (il nome significa “tè dei tre anni”), che ne è del tutto privo: si usano soltanto i rametti, che si lasciano seccare naturalmente, senza altri interventi, all’aria aperta e poi messi a riposare. Per il tipo chiamato hojicha invece si adoperano le sole foglie, con analogo procedimento e bassa quantità di teina.

Anche per il tè oolong, detto anche tè blu o tè quing, vengono usate esclusivamente le foglie, che sono fatte asciugare al sole fino a che appassiscono e diventano secche, per poi essere versate in contenitori di vimini che vengono agitati affinché esse si frantumino e presentino due colori, il giallo delle foglie e il rosso dei bordi spezzati (è il colore che decide quando va arrestata la fermentazione: il tè oolong è anche detto semi-fermentato); sono poi messe al calore, arrotolate ed essiccate. Tipico della Cina e di Taiwan, è ricco di minerali e di anti-ossidanti; consigliato inoltre a chi desidera perdere peso.

Il tè bianco è ottenuto dalle gemme e dalle foglie sorgive: sono fatte inaridire alla luce del sole affinché non si ossidino, e poi lavorate con il solito metodo naturale e delicato. Le gemme prima di schiudersi mostrano una peluria biancastra e semilucida che ricorda l’argento, da cui il nome. La bevanda ha un tono pallido, e un colore meno intenso. È un tè originario cinese, tipico della provincia del Fujian. Anch’esso è raccomandato nelle diete ipocaloriche perché capace di accelerare il metabolismo.

Immagine di tè orientale

Tè tradizionale orientale

Come preparare il tè

Il tè che si ottiene dalle foglie – la grande maggioranza di quelli in commercio – si prepara in infusione, come tutti sanno. Ma quello preparato con i rametti va brevemente bollito in una buona dose d’acqua, per poi essere filtrato in una teiera.

Immaginando che tutti sappiano come prepararsi una buona tazza di tè, in bustina o sfuso, in modi più o meno raffinati e cerimoniali o badando alla praticità, da soli o servendolo in occasioni particolari, meditando o alla veloce, un dettaglio non di poco conto va ricordato: l’acqua non deve mai giungere a ebollizione, il tè non deve bruciare, altrimenti perde ogni ricchezza.

E infine, come si soleva dire con bon ton: … e uno per la teiera.

Curiosità e avvertenze

In italiano si scrive ; in inglese tea; in francese thé; in tedesco Tee. Ogni altra grafia è errore (the è l’articolo inglese), refuso (thea non esiste) o pura invenzione commerciale.

Crediti:  congerdesign;  Pexels;  Skitterphoto;  ToanNguyen

Foto immagine in evidenza:  hana_chado; dungthuyvunguyen

Redazione

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