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L’uovo e la colomba, simboli della Pasqua

Per tradizione, nei giorni della Pasqua si donano uova di cioccolato e si gustano convivialmente i dolci a forma di colomba.

A parte il loro significato simbolico, come sono nate e poi diffuse e consolidate queste consuetudini di festa e di celebrazione?

L’uovo di cioccolato

È un’invenzione tutta torinese, anche se le origini risalgono al Re Sole Luigi XIV, i cui tentativi di introdurlo come dono per la corte di Versailles riscuotono però scarso successo: le sue uova di gallina, tradizionale regalo di quel tempo, ricoperte di cioccolato non hanno nessun appeal.

Immagine di ovetti pasquali

Ovetti pasquali colorati

L’idea viene ripresa negli anni venti del Settecento proprio a Torino: in una bottega dolciaria di via Roma (allora Contrada Nuova) un’abile pasticciera (tal signora Giambone) pensa di riempire i gusci vuoti delle uova di gallina con il cioccolato amaro fuso. Che sono accolte con maggiore favore, l’ottima accoglienza si trasforma ben presto in successo.

Il salto di qualità è di inizio Novecento: i maestri cioccolatai torinesi dell’azienda Casa Sartorio inventano lo stampo per confezionare le forme vuote, riempite di cioccolato liquido e poi lasciate raffreddare perché si solidifichino e siano facilmente assemblate. 

È del 1925 il geniale tocco finale, specialmente per i bambini: la sorpresa. Rompendo l’uovo si trovano confetti, zuccherini a forma di animaletti, piccoli semplici oggetti. Che via via si potranno personalizzare sino a diventare veri e propri e spesso costosi regali, autentici doni nel dono. La cura artigianale lascerà progressivamente il campo alle grandi industrie dolciarie che si occuperanno della diffusione del prodotto nella profusione di versioni e confezioni oggi presenti sul mercato.

Ovetti pasquali confezionati

Ovetti pasquali industriali, confezionati uno a uno

La colomba

Il tipico dolce pasquale così come oggi lo conosciamo è invece invenzione tutta meneghina: nasce negli anni trenta del Novecento ad opera della ditta milanese Motta, e si diffonde rapidamente in tutt’Italia e poi oltre confine nella sua ricetta originaria: farina, burro, uova, zucchero, bucce di arancia candita, glassa di mandorle. Cui si aggiungeranno man mano nuove varianti per arricchirla secondo gusti e preferenze.

Simboli e significati

Ma perché l’uovo, perché la colomba? Le origini rituali si perdono nella notte dei tempi.

Presso gli Egizi, i Greci e in seguito i Romani il pane bianco cerimoniale era a forma di colomba, a significare l’auspicio di fecondità. Non solo: presso i Greci era l’animale sacro ad Afrodite, gli amanti se ne facevano dono; indicava l’armonia dello spirito, e le era magicamente associato il numero otto. Gli Ebrei lo associano alla castità e alla purezza: nel Cantico dei Cantici la sposa è lodata per il suo sguardo di colomba rivolto a Dio. 

Ma sono i Cristiani ad associare la colomba con l’idea della pace: nelle Scritture si racconta che al tempo del Diluvio Noè dall’arca invia una colomba, che tornerà portando nel becco un ramoscello d’ulivo, annuncio che le acque si ritirano, torna la pace e il mondo ricomincia. È il simbolo dello Spirito Santo, indica purezza e semplicità. Le sue ali rappresentano il distacco da tutto ciò che è terreno, la sublimazione degli istinti e la partecipazione alla natura divina.

Ai testi sacri della fede e ai fatti storici si aggiungono e mescolano le leggende. 

Quando Alboino re dei Longobardi nell’anno 572 conquista Pavia, un umile fornaio gli dona un dolce a forma di colomba in segno di resa e auspicio di pacificazione.

Immagine colomba pasquale

Dolce pasquale, la colomba

Sempre a Pavia nel 612 il santo irlandese Colombano al cospetto della regina longobarda Teodolinda trasforma le pietanze di carne in colombe di pane bianco. Da allora il candido uccello è il simbolo iconografico del santo, che viene raffigurato con una colomba appoggiata alla spalla.

Nel XII secolo durante la battaglia di Legnano fra la Lega dei Comuni lombardi e l’imperatore Federico Barbarossa si narra che due colombe si posarono sulle insegne milanesi; l’evento venne celebrato insieme alla grande e decisiva vittoria sul nemico dando la forma di colomba alle pagnotte di pane distribuite ai soldati e poi al popolo tutto.

Voliamo più in basso e a tempi molto più vicini a noi: 1952, al Festival di Sanremo Nilla Pizzi trionfa con Vola colomba, insieme a lei tutti gli italiani cantano “Vola, colomba bianca vola… diglielo tu che tornerò… dille che non sarà più sola e che mai più la lascerò!…”

Immagine di Nilla Pizzi

Nilla Pizzi canta Vola colomba, 1952

In principio era un uovo

La nascita del mondo, e in generale di tutto ciò che vive, a partire da un uovo è un’idea comune a moltissime culture antiche e ad altrettanti popoli che ne hanno tramandato il significato allegorico: Celti, Greci, Egizi, Fenici, Tibetani, Indù, Cinesi, Giapponesi. È un principio primordiale che contiene in germe l’infinita molteplicità degli esseri: contiene in sé il giallo della componente femminile e il bianco della sostanza fecondatrice maschile. Appare anche come uno dei simboli del rinnovamento periodico della natura nella stagione della rinascita: da qui la tradizione dell’uovo di Pasqua, delle uova colorate ad augurare una buona sorte, in numerosi paesi. Illustra il mito della creazione periodica, e della varietà delle sue manifestazioni vitali e rigenerative. In quanto promessa e annuncio di rinascita, l’uovo significa risurrezione dalle tenebre e dalla morte ed è perciò associato alla festività che varia secondo i cicli lunari    

A partire dal Medioevo si diffonde l’uso di offrire ai fedeli uova sode benedette in chiesa, a rappresentare il Cristo Risorto. Un uovo di colore rosso è inoltre associato alla figura della Maddalena, raffigurata mentre ne tiene uno sul palmo della mano in molte opere pittoriche.

Piero della Francesca nella Pala Montefeltro dipinge un grande uovo sospeso in alto che pende dalla cupola: è a perpendicolo sul capo della Madonna, nelle intenzioni dell’artista designa la perfezione del disegno divino nelle cose del mondo e la centralità del personaggio di Maria e dell’immacolata concezione.

Di argomento profano e di grande modernità espressiva sono le citazioni allegoriche che compaiono nei dipinti di Hieronymus Bosch, esemplare fra le altre il Concerto nell’uovo. 

Tra sacro e profano, interpretazioni alchemiche e citazioni di cibo quotidiano, l’uovo compare nelle opere di Velasquez, Braque, Casorati, Magritte, Man Ray, Dalì, De Chirico, fino a Warhol. Ed anche nell’illustrazione pubblicitaria che Fortunato Depero nel 1927 crea per Uova Sorpresa dell’azienda dolciaria Unica di Torino.

E infine, quando si esagera… Nel 1885 in Russia l’uovo diventa regalo raffinato e preziosissimo: lo zar Alessandro III desidera offrire un pegno d’amore unico ed esclusivo alla moglie Maria Fiodorovna. L’incarico è affidato all’orafo e gioielliere di corte Peter Carl Fabergé che realizza un piccolo e costosissimo capolavoro: un uovo di smalto bianco opaco, con all’interno un tuorlo d’oro massiccio tempestato di rubini. Sì, bello, bellissimo, ma è roba che non si mangia…

Redazione

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