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Vent’anni con Buta Stupa

Vi sarà senz’altro capitato al ristorante di non finire l’ultima bottiglia e di pensare “vorrei portarmela a casa”, specie se è quel passito molto speciale con cui avete voluto accompagnare il dolce, o magari quel vino confidenziale che avete interrotto lasciando la bottiglia a metà insieme a una piacevole conversazione e che ora, nel relax di casa, vorreste assaporare ancora per ripensarla e protrarne l’eco.

Talvolta vi avrà certo fermato nella degustazione il pensiero di dover guidare sulla via del ritorno e di non poter eccedere dai severi limiti previsti dal codice, e dunque a malincuore tocca abbandonarla lì sul tavolo, che peccato.

Immagine di un'esposizione al salone del vino

Esposizione gadget Buta Stupa al salone del vino

Nasce nel 2000, da un’idea di Sergio Miravalle, il servizio Buta Stupa (in dialetto piemontese significa “bottiglia tappata”). Un servizio esistente ormai da oltre vent’anni sul mercato, conosciuto da molti amanti ed estimatori del vino, ma non altrettanto diffuso e praticato dai ristoratori.

Fino a una decina di anni fa il servizio, studiato per promuovere con efficacia questa nuova modalità di consumo conviviale affinché tutti gli utenti potessero usufruirne, era rivolto solo ai locali, e offriva un prodotto elegante confezionato in un packaging caratteristico e ben identificabile.

Un sevizio molto copiato ma poco diffuso

Negli anni numerosi concorrenti, enti e associazioni hanno voluto e tentato di copiare l’idea di Sergio Miravalle e il progetto-servizio di Sabrina Mossetto, lesinando non solo sulla qualità dei materiali e dunque sulla praticità funzionale dell’oggetto, ma anche e soprattutto sul prezzo dei sacchetti e sul costo dell’adesione richiesto ai ristoratori.

“Poi è arrivata la crisi, per tutti, e abbiamo scelto di non limitare il servizio alla sola consegna dei bags: oggi il progetto BUTA STUPA non è un servizio composto da gadget da consegnare al cliente, ma è aperto a chiunque lo voglia offrire. L’iscrizione al sito è gratuita, dovrete consegnare al cliente la bottiglia che non ha finito mettendola nel sacchetto che preferite, come se fosse un regalo. Ci piacerebbe che questo buon uso del vino e delle risorse del pianeta si diffondesse sempre più e che le persone non sentano imbarazzo a uscire dal locale con la LORO bottiglia”.

Buta Stupa è presente sul mercato da vent’anni, lungo i quali ha consolidato la propria immagine continuando a far crescere il sito, il blog ma soprattutto il suo “modo di pensare”.

Immagine di tappi di sughero

Tappi di sughero

“Questa sarà la nostra rivoluzione: vogliamo che tutti i ristoranti che offrono questo servizio lo evidenzino al cliente che vuole la sua bottiglia. Non vogliamo confezionare un sacchetto per la bottiglia, non solo, vogliamo confezionare uno stile di vita rispettoso verso se stessi e l’ambiente e confidiamo che il ristoratore scelga di offrire questo servizio al meglio”.

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Sabrina Mossetto

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