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Barolo e Nebbiolo, prestigio internazionale e antica nobiltà

Il Barolo è uno dei prodotti più pregiati della tradizione enologica del Piemonte. Nasce nelle colline delle Langhe, in terreni calcarei costituiti in prevalenza da marne biancastre  ricche di potassio, fosforo, magnesio e calcio: la struttura geologica e il microclima ne dettano le caratteristiche. 

Immagine di colline Nebbiolo e Barolo

Colline di Nebbiolo nei colori autunnali

E’ ottenuto dalle uve Nebbiolo delle sotto-varietà Michet (la più pregiata), Lampina (la più diffusa e con la maggior costanza di produzione) e Rosé, senza alcuna aggiunta di mosti o vini di altre varietà o provenienza. La zona di produzione delle uve Nebbiolo da cui si può ottenere il Barolo è limitata a undici Comuni per intero o in parte situati nella provincia di Cuneo. Tale zona viene definita ufficialmente nel 1909. Nell’aprile del 1966 è riconosciuta al Barolo la denominazione di origine controllata (Doc), mentre la Docg è del 1° luglio 1980.

Il Nebbiolo è il più antico e nobile dei vini piemontesi a frutto rosso: è citato in alcuni documenti sin dalla metà del Duecento, mentre già a inizio del ’500 gli Statuti di La Morra ne dettano la protezione con particolare cura. E’ vitigno coltivato nella Langa con il sistema Guyot, alligna bene anche in terreni più sabbiosi come quelli di Alba, divenuta terreno di elezione. Germoglia in anticipo e matura tardivamente, oltre la metà di ottobre.

Immagine di unn bicchiere di Barolo tra le colline

Un bicchiere di Barolo tra le colline delle Langhe

La Storia del Barolo

Il Barolo è citato spesso già nei sontuosi banchetti del Re Sole, Luigi XIV, a partire dalla seconda metà del Seicento. Ma è ai primi dell’Ottocento che ne viene celebrato pubblicamente il grande prestigio: è addirittura un pontefice, papa Pio VII, a farne caloroso elogio durante una visita all’abbazia dell’Annunziata con la frase: “La Morra, bel cielo e buon vino!”.

Immagine di un grappolo di uva Nebbiolo

Grappolo di uva Nebbiolo

Anche re Carlo Alberto molto lo apprezzò: la marchesa Giulia Falletti, al tempo artefice quasi in esclusiva del vino, gliene fece generoso omaggio: tanti carri quanti i giorni dell’anno, ognuno con una botte da seicento litri. Tanto successo ottenne che il re acquistò il castello di Verduno con annesse cascine e cantine di produzione.

La fama passò intatta al conte Camillo Benso di Cavour, per poi diffondersi rapidamente in Europa e nel mondo: nel 1873 fu presentato a Vienna all’Esposizione internazionale; tre anni dopo la sua fama varca l’Atlantico, ed eccolo a Filadelfia; e poi Santiago nel 1889, e Londra l’anno successivo. Eppure, paradossalmente, le poche vie di comunicazione, la mancanza di porti e la carenza di buone strade, ne limitarono a lungo il consumo al Piemonte e alla vicina Lombardia.

immagine di colline di La Morra

Colline La Morra

Il Barolo è adatto a lunga vita, l’affinamento minimo previsto per legge è di tre anni, di cui due in botte; l’invecchiamento prolungato (da cinque e fino a diciotto anni) può assegnargli la dicitura Riserva. E’ vino ricco, di elevato grado alcolico, alto contenuto in tannino, robusta costituzione. E’ corposo, austero, asciutto, nobile. Ha limpido colore granato, che nell’invecchiare volge all’aranciato. Va servito “chambré”, ossia tra i 16 e i 20 gradi; si abbina a piatti di forte sapore, affumicati e speziati. 

 

Redazione

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