0

Farine di frutti, senza glutine

noce e farina di cocco

Noce di cocco, latte e farina di cocco

Tra le farine di frutti, quella che conosciamo meglio e che a volte ci ritroviamo a usare in cucina, specie per i dolci, è la farina di cocco.

La noce di cocco è il frutto della palma di cocco, Cocos nucifera, una pianta appartenente alla famiglia delle Arecaceae e originaria dell’Indonesia; la pianta è assai longeva, può vivere anche più di 100 anni, e superare i 35 metri di altezza; ha foglie molto lunghe che misurano dai 4 ai 6 metri.

cocco valori nutrizionaliLa noce di cocco viene coltivata in quasi tutti i paesi tropicali, particolarmente in Thailandia, India e Indonesia; al momento dell’acquisto, per verificarne la freschezza, è bene scuoterla per accertarsi della presenza al suo interno dell’acqua, che della freschezza è indicatore infallibile.

Oltre che intera la noce di cocco la si può trovare in vendita in diversi modi: essiccata, a bagno nel latte, grattugiata e grigliata.

Con la polpa essiccata si fa la farina: quindi è possibile autoprodurla anche in casa facendo essiccare il frutto e poi macinandolo con un macinacaffè.

Il cocco, anche se ricco di grassi saturi, se consumato con moderazione non influenza i livelli di colesterolo. La farina di cocco, inoltre, è ricca di sali minerali come il potassio e il ferro.

 

Platano e manioca

Platano giallo e verde, a sinistra la manioca

Altra farina fruttariana interessante che si può trovare in commercio è quella di platano, poco conosciuta da noi ma usata in moltissimi paesi per diversi usi alimentari.

Il platano è un frutto tropicale appartenente al genere Musa, insieme a una quarantina di altre specie; il platano (Musa sapientum, Musa paradisiaca) fa parte della famiglia delle banane (in spagnolo banana si dice platano). E’ un frutto molto simile alla banana, ma più versatile. Ha origine nella zona che comprende Filippine, Indonesia e Australia settentrionale e da questi luoghi si è diffuso nel mondo tropicale, in America del centro e del Sud e in Africa equatoriale. L’Uganda ne è il più grande produttore mondiale.

Il platano fruttifica tutto l’anno, quindi è un alimento fondamentale in alcune zone del mondo, anche considerando il fatto che è un frutto molto nutriente (220 calorie per 100 grammi) grazie al suo alto contenuto di amidi.

platano valori nutrizionaliNei paesi di origine viene consumato a tutti gli stadi di maturazione, come se fosse un ortaggio.

Quando la buccia è verde il frutto non si pela facilmente, quindi occorre servirsi di un coltello. Il frutto è ricco di amidi e grazie alla sua consistenza può essere preparato come se fosse una patata. Lo si consuma crudo, arrostito, bollito e fritto.

Con buccia gialla il platano è più dolce perché contiene più zuccheri; in questa fase il frutto può mostrare sulla buccia qualche macchia di color nero.

Quando il colore della buccia è nero il platano ha raggiunto il suo massimo grado di dolcezza. Il sapore è neutro, ideale per preparare dolci o usarlo al posto delle banane nelle ricette di dolci che ci sono più familiari.

farina di platano

A sinistra la farina di platano verde ottima per le preparazioni salate; l’altra farina è più dolce, ottenuta dai platani maturi

Quindi le farine di platano sono due, ottenute sempre per mezzo di essiccazione e macinazione, nelle due diverse fasi di maturazione: la più zuccherina è ideale per dolci e budini, mentre quella ottenuta da frutti verdi è ideale per la preparazione di piatti salati, come le crepes, le torte salate o la pizza (trovate una ricetta nella sezione Ricette del sito).

La farina di platano in Italia la si acquista soprattutto nei negozi di alimenti etnici, piccoli market africani e in alcuni supermercati, ove si trovano anche i frutti freschi a un costo non eccessivo: somigliano a banane ma sono più grandi, è difficile sbagliarsi, in genere hanno diverse maturazioni.

In commercio trovate anche diverse altre farine di frutti come la farina di zucca, di pomodoro, di albicocca, ananas, ciliegie, mango, pere e pesche. Ricordo inoltre che queste e molte altre possono essere autoprodotte tramite essiccazione e macinazione.

 

Sabrina Mossetto

Lascia un commento